Con questo scritto vorrei proseguire le memorie dello
scorso anno ricordando i tanti personaggi, strani e
caratteristici, che sono passati dal nostro vecchio
Borgo e del quale ne hanno fatto la storia. Quelli ricordati
nel’98, sono coloro che vengono da un periodo
molto lontano nel tempo, in successione tanti altri
hanno vissuto assieme a tutti noi. Vicino all’osteria
della “ Gambouna”, aveva la barbieria Melagranati,
“Tugnin l’anartich” detto “maneina”
perché sbarbava i clienti con mano leggera. Nella
sua bottega, sembra, si scrivessero commedie dialettali.
Dalle parti dell’arco c’era il Salone Sartini
poi, a metà del borgo, c’erano i barbieri
Olinto e Tonino. Sull’angolo della strada per
San Marino si potevano incontrare Barloun con il fido
aiutante Mario, sempre barbieri. Nella via che porta
verso Santo Spirito, c’erano i fratelli Taddei;
Guerrino e Secondo commercianti in articoli casalinghi.
La loro attività è passata nel tempo ai
figli e quindi ai nipoti, poi Mambelli che produceva
e commerciava detersivi, specializzato in varachina,
ancora più avanti, vicino alla Chiesa di Santo
Spirito l’officina di Campi che costruiva e riparava
aratri e macchine agricole in generale. Lo scorso anno
abbiamo parlato delle carrozze trainate da cavalli,
col passar del tempo ci si è modernizzati ed
ecco allora i taxi: Buda, Mazzotti e Gabrielli.
In tempi più remoti la rivendita d’olio
d’oliva vicino al palazzo Ghetti era gestita da
“ Chiloun” che, tradotto, non vuol essere
altro che “Achille grande e grosso”. Nella
casa appresso abitava Macellaro, maestro di musica del
Regio Esercito. Dalla parte opposta della strada c’era
la ferramenta “Da Gentili” fornitissima
di tutto, gestita dai fratelli Cumo. Di fronte alla
Chiesa si trovava il deposito di legnami Vernocchi.
Nella stessa zona abitava Ligierini, grande animatore
di feste popolari e c’era Belloni, famoso declamatore
di poesie dialettali. Nel vicolo San Giovanni, dove
oggi è la scuola di ballo, ebbe le sue origini
il panificio Drei. Ricordiamo ancora lo scalificio Albini
che, quando collaudava le scale le alzava sulla facciata
della Chiesa. Il collaudatore era “Microbo”
Ceccarelli. Al primo piano della costruzione a fianco
dello scalificio c’era la donna delle Ostie, altri
non era che una signora che confezionava le ostie per
le varie Chiese e ne vendeva i ritagli a noi bambini
per pochi centesimi. Un po’ più su, verso
e furnarett (che era il panificio Ravegnani poi Gemini),
c’era un fiorente allevamento di bachi da seta.
Ricordiamo anche il Palazzo Ghetti dove era la fabbrica
di fiammiferi e zolfanelli “innocui e di sicurezza”.
Vicino al palazzo Ghetti, dove poi sorse il cinema all’aperto
Arena delle Stelle, c’era la fabbrica di torchi
per l’uva dei Moroni di Santarcangelo. Una delle
prime ricevitorie SISAL era gestita da “Pasqualein”,
nello stabile dove oggi è il calzolaio Simoncini.
A fianco, nel dopoguerra aprì un ristorante Giovannino
Quadrelli e lo chiamò “ La Buca”;
i genitori di Giovannino in precedenza, gestivano nel
borgo un negozio di generi alimentari. Nel vicolo San
Giovanni aveva la bottega un maniscalco di nome Santini
che si trasferì poi nella casa che divenne successivamente
la residenza della famiglia Volpones. Di questa famiglia
faceva parte la Zaira, nota ostetrica e madre del Dott.
Volpones, oculista. Nel periodo bellico nel borgo, (palazzo
Turchi), c’era la farmacia del Dott. Angeloni
che qui si trasferì da piazza Tripoli, dove poi
ritornò a guerra conclusa. La farmacia Gotti
aprì in via Tripoli, dalla parte dei numeri dispari,
dopo essere stata nel vecchio Kursal, a Covignano e
in via Saffi. Successivamente si trasferì dalla
parte dei numeri pari. Sempre in via Tripoli la famiglia
Turini gestiva, con Aldo e Marcella, il negozio “Sali
e tabacchi” che poi divenne proprietà dei
Ciacci. Nello stesso stabile Renato Turini, faceva il
barbiere. Immediatamente dopo la guerra, nel borgo,
Genghini aprì una fabbrica di zoccoli in legno
e, sul lato opposto, Bianchini riparazioni radio. Fra
i tanti ricordi del nostro Borgo non possiamo dimenticare
l’operosità e la signorilità del
sagrestano per eccellenza Pietro Sacanna, oggi sostituito
da Corrado Albani, che aveva come zio il Comm.Umberto
Bartolani ricordato per le sue opere in favore della
città e come nonno Vincenzo, ”Vizanzoun”,
che dedicò gran parte della vita in favore di
opere pie. Rammentiamo anche la macelleria Bascucci,
all’angolo fra via Tripoli e il Borgo, dove Arturo
gestì la sua attività per oltre trent’anni.
Inoltrandoci per la via Flaminia avevamo la pesa pubblica
gestita da Cecchini, poi la caserma dei carabinieri
e come dimenticare il bar “da Bigno”, il
bar degli sportivi e, più avanti, l’officina
Brigliadori “ e sburgiador”, costruttore
di macchine agricole di tutti i tipi. Sicuramente in
questa seconda carellata di ricordi tanti personaggi,
anche importanti, mi saranno sfuggiti e di questo mi
scuso. Vorrei però che questa specie di racconto
servisse per rammentare a tutti gli abitanti, vecchi
e nuovi, quanto vivo e vitale è sempre stato
il nostro vecchio e caro Borgo San Giovanni.
C.C. 1999.
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