“e borg Sanzvan” “e borg di pret”
o anche “e borg di sgnur” quante storie
e quanti personaggi sono passati negli anni da questo
borgo !
All’inizio del borgo, dalla parte dell’arco,
avevano la bottega “la Zvana”(fruttivendola)
e Tomassoni (idraulico). Risalendo piano piano c’erano:
Vernocchi (legnami), Brandinelli e Vernocchi “Bubi”
(olio d’oliva), Piaclein (lombardone e sanguinaccio),
lo stallatico Rossetti “Mino”, e la Flora,
per una vita bigliettaia al cinema Savoia, col padre
restauratore e doratore. Nel palazzo Ghetti abitava
la Munaldeina (raccoglitrice di stracci), a metà
del borgo Ricci “Bisostre” con la sua carrozza
a cavalli, alla fine del borgo, con la stessa attività
“Finoun” Pivi, e la Giulia (rivendita d’olio
d’oliva). Ancora all’interno del borgo c’erano:
gli Angelini: il padre e il figlio Attilio, detto “Veleno“(fabbri-saldatori),
Valmaggi (e saldador), Parma (droghiere), la vetreria
Fiorentini con la Linda, Nello e Aldo “ Parapà”,
“Al buon mercato” di Massari (materiali
edili), la macelleria Pedriali “da Gennaro”,
il carbonaio Pizzioli “Garanzia”, la barbieria
di Lucio Leoni, i riparatori di biciclette Tullio e
Berto, la Peppina “Stuvanouna” (aghi, fili
e bottoni) lo scalificio Albini, Pitroun (salumi), Pitrocc
(frutta e verdura), Giunchi (mobili) e un’avvenente
signora soprannominata “la madona de petroglie”.
E ancora: il panificio Ravegnani-Gemini “e furnarett”,
all’angolo con via Trai, oggi viale Tripoli, i
costruttori di macchine agricole Semprini “Mes’Sintein”
(Mastro Santino) ed infine la mesticheria “Gris”,
“e Ras dal smeinti”, “la Sina di frott”,
“la canteina ad Cinciot” e l’osteria
“la Gambouna”, con a fianco il maniscalco
“Bureccia”, tutti nomi e tutti ricordi che
fanno la storia di questo borgo. In mezzo sempre la
chiesa, la nostra Chiesa. Chi in gioventù non
è passato dal cortile del prete dove si inventavano
tutti i giochi del mondo? La Chiesa di San Giovanni
Battista è citata già nel 1144, “delli
Confratelli della Venerabile Confraternita chiamata
di San Giovanni Battista del borgo”, borgo che
allora era intitolato a San Bartolomeo. Anche dalla
Chiesa sono passati vari personaggi: “ Don Gnorgnia
“ noto a quei tempi per le sue lunghe messe, in
totale contrasto con “Don Lampo” che sembra
dicesse messa in 18 minuti, il corpulento Canonico Don
Broccoli, poi Don Peppino e come non ricordare Don Pippo,
Don Luigi, Don Tonino, Don Aldo, Don Italo, fino ad
arrivare a Don Salvatore. Parlando di San Giovanni non
si possono dimenticare: Raffaele che si prodigava senza
risparmio di energie per la vita della Chiesa e per
tutti i ragazzi, il Maestro Augusto Massari sempre pronto,
con la sua fantasia e bravura all’organo e la
vecchia, cara, silenziosa “Stamura”, catechista
da sempre. Queste poche righe non sono altro che un
tuffo nel passato, nei ricordi, senza un ordine preciso,
ma solo come la ricerca e la memoria me li passa.
C.C. .1998
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