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Edizione 2002
La festa nel Borgo 13 e 14 Luglio 2002


“I LUOGHI E I PERSONAGGI DEL BORGO“


Luogo: l’abitazione dell’indimenticato sacrestano Pietro.
Protagonisti: la Contessa Teodora Battaglini ed il pittore Guido Cagnacci.

Il pittore Guido Cagnacci nasce a Sant’Arcangelo di Romagna nel Gennaio del 1601, a 400 anni dalla nascita lo ricordiamo per un’avventura che lo ha legato al nostro Borgo. Siamo nel Borgo di San Bartolo, così era chiamato a quei tempi l’attuale Borgo San Giovanni. E’ il 20 d'Ottobre del 1628. Alle ore 1,30 di notte, che corrispondono all’incirca alle attuali 21,00 (poiché l’ora di notte si cominciava a contare dopo il suono dell’Ave Maria), il Bargello del Vescovo, accompagnato da alcune guardie, bussa alla porta della casa che potrebbe essere identificata in quella in cui ha abitato l’indimenticabile Pietro Sacanna. Si dice infatti che fosse una piccola casa confinante con il convento dei P.P. Carmelitani, i quali ressero poi il convento e la Chiesa fino al 16 Luglio 1797, giorno in cui veniva festeggiata, come ancora oggi, la B.V. del Carmine. In quell'abitazione vivono Mastro Giovanni Padovano con la moglie donna Anastasia, il Padovano, di professione falegname, costruisce e ripara carri. Nel momento in cui il Bargello bussa alla porta, in quella casa è ospitata la ventinovenne Contessa Teodora Battaglini che vi è giunta travestita da uomo, accompagnata da una serva ed in gran segreto. Il Bargello ha l’incarico di prelevare la nobildonna, giunta parecchio tempo prima dell’Ava Maria, poiché a quell’ora si chiudono le porte della città ed aumentano i controlli. Lo scopo di tutto ciò è quello d’incontrare, possibilmente indisturbata e lontana da occhi indiscreti, il fidanzato, il pittore Guido Cagnacci, figlio di un mercante di cuoio e pellame di Sant’Arcangelo. Il Maestro, essendo pittore, è considerato un artigiano e per questo motivo i parenti di Lei non vogliono consentire l’unione dei due giovani (a quei tempi non era costume per una nobile sposare un artigiano) soprattutto per non disperdere il patrimonio di famiglia. Tutto è pronto, i due devono partire a cavallo per una destinazione sconosciuta dove si sposeranno. Ma l’intervento del Bargello, sicuramente richiesto dai parenti della Contessa, manda in fumo tutto il piano che è stato predisposto, addirittura i due giovani sembra avessero già sottoscritto un contratto di matrimonio! L’irruzione di questi armigeri nella casa divide definitivamente i due innamorati. Lui, per non essere arrestato, fugge saltando la rete dell’orto dei P.P. Carmelitani verso le campagne circostanti e si dilegua nella notte; Lei viene presa in consegna dal Bargello e dalle guardie ed accompagnata, a piedi, nel convento di Santa Maria Maddalena e consegnata alla Badessa. Il convento è nella zona dove ora è Piazza Ferrari. Per arrivare fin lì il piccolo corteo scende dal Borgo, attraversa il ponte sull’Ausa, gira a destra lungo i bastioni, costeggia la chiesa di S. Marino, oggi Santa Rita, e punta quindi verso il centro. Assolto l’incarico, il Bargello e le guardie se ne vanno lasciando la Contessa Teodora in compagnia, ma soprattutto sotto la rigida custodia, della Badessa. La nobildonna rimarrà chiusa in quel convento, dove si accolgono donne povere, bisognose ed anche di malaffare, per alcuni anni, fino a quando non convolerà a nozze con un nipote di 10 anni più giovane di Lei dal quale avrà poi cinque figli. Al pittore è sempre stato negato l’ingresso in Rimini e quindi è costretto a lavorare in altre città. Vive però a Sant’Arcangelo che è fuori dal circondario Riminese. Dopo alcuni anni, quando la Contessa è già maritata al nipote, il Cagnacci fa dono ai P.P. Carmelitani, che ancora erano nella Chiesa del Borgo di San Bartolo, del bel dipinto che possiamo anche oggi ammirare, entrando nella nostra Chiesa dalla porta principale (il primo sulla sinistra) in cui sono raffigurati, in alto Sant’Andrea Corsini, in basso, Santa Maria Maddalena de’Pazzi e Santa Teresa. Qui termina l’avventura che ha legato il Cagnacci al nostro Borgo. In occasione della 5° festa, spero che il racconto di quanto accaduto tanti secoli fa ci spinga a soffermarci davanti al magnifico dipinto che arricchisce la nostra Chiesa e ci faccia rivivere gli intrighi e le atmosfere dei primi anni del diciassettesimo secolo.

C.C. 2002.

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