Non tutti sanno che all’ingresso del Borgo, attorno
al 1500 detto di San Bartolomeo, tra le strade che oggi
portano al mare e alla Chiesa di Santo Spirito era stato
costruito l’“Arco di Giulio II”. Questo
fu innalzato nel 1509, quando la città passò
dal dominio dei Veneziani a quello della Chiesa, sulle
rovine di un arco esistente in precedenza. L’arco
serviva come porta d’ingresso al Borgo e al suo
interno pare ci fosse un ufficio di gabella“sub
turris seu archudicte porte“. Fu restaurato quando,
nel 1541, Papa Paolo III visitò la città.
Nel luglio del 1620 fu ripulito in occasione della visita
a Rimini del Card. Alessandro Orsini. Danneggiato gravemente
dal terremoto del 1786, l’anno successivo fu demolito.
All’interno del Borgo esisteva un ospedale. Dalle
note storiche purtroppo non sono potuto risalire alla
sua ubicazione.
Sui documenti, tra cui il libro della Mensa Vescovile,
si trova citato diverse volte negli anni che vanno dal
1300 al 1400. Era chiamato “Hospitale Sancti Jacobi
Calzolariorum de Burgo Sancti Genexi“. All’interno
di questa costruzione sembra ci fosse anche un oratorio.
Il 24.Dicembre del 1786.Rimini fu scossa da un terremoto.
Dai testi del Tonini, insigne storico riminese, risulta
che “alle ore 13 e 14 e mezzo si fecero sentire
senza rombo per quattro o cinque secondi due non piccole
scosse di tremuoto, dapprincipio un po’ vorticoso,
poscia di ondeggiamento colla direzione da greco a garbino”.
“quando ecco, due ore circa dopo la mezza notte,
si accese sopra la città stessa un estesissimo
lampo, che vivamente e d’un color rosso tutta
la illuminò, talchè quanti ritrovaronsi
all’aperto furono costretti di chiudere gli occhi,
non potendo sostenere l’intensa penetrantissima
luce. Quasi immediatamente scoppiò un orribilissimo
tuono, cui successe una violentissima concussione della
terra, che durò 15 o 16 secondi”. “Le
dame e i cavalieri lasciati i loro palagi e i soffici
letti, si racchiusero nelle carrozze e ivi passarono
il rimanente della notte”. Nel borgo di San Bartolomeo
morirono due persone, due coniugi.
Da una perizia depositata nella Pubblica Segreteria
risulta che, per il Borgo di San Bartolomeo/San Giovanni,
i danni ammontarono a 4083 scudi e 25 baj.
Fra i “personaggi” del Borgo citati in questi
anni, non possiamo dimenticarne alcuni vissuti a cavallo
tra la prima e la seconda guerra mondiale. La “Culomba
de vein”, all’anagrafe Colomba Minghetti,
era originaria di Fusignano, dove nacque nel 1888. Fin
dalla gioventù lavorò con tale Maltoni
alla produzione e alla commercializzazione del vino.
Si trasferì a Rimini attorno al 1918/20 e continuò
a lavorare in campo vinicolo, in collaborazione con
la cantina Raffaelli di Montetauro di Coriano.Era un’insuperabile
intenditrice e possedeva una dote non comune, indispensabile
nel suo lavoro: aveva un palato eccezionale. Alla fine
della guerra, aprì delle rivendite a Rimini:
prima in Via Brighenti, poi in zona ospedale vecchio,
ancora in Via San Gregorio e infine in Via Nigra. La
Colomba era una lavoratrice instancabile, ma aveva un’altra
grande qualità, infatti non rifiutava mai di
aiutare i bisognosi. Era il 1974 quando si spense, all’età
di 86 anni. Giovanni Pozzati, nato a Ferrara, e la moglie
Maria, riminese, gestivano l’edicola all’angolo
di Via Tripoli con Via Flaminia. Prima che i coniugi
iniziassero la loro attività, i giornali si potevano
acquistare nella vicina tabaccheria.
In gioventù Giovanni era militare a Pesaro. Trasferito
a Rimini, divenne artigliere del 56° Reggimento
“Casale” con qualifica di maniscalco. In
seguito partecipò alle guerre di Albania e Grecia.
Al ritorno in Patria si congedò e, alla fine
degli anni ’40, aprì l’edicola gestendola
per molti anni insieme alla moglie. Chi non ricorda
“Giovannone” in sella alla sua fedele vespa
50 mentre scorazza per la via? Col passare degli anni
Eros, uno dei due figli, è subentrato alla gestione
dei genitori e ha continuato l’attività
familiare.
Oltre all’edicola del Borgo, ne ha aperta una
a Bellariva e una all’interno del quartiere fieristico.
Purtroppo Eros non è riuscito a gestirle per
molto tempo, ci ha lasciato ancora giovane. E’
nostro intento ricordarlo com’era: discreto sempre
presente, disponibile.
C.C. 2000.
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