Un grande Sacerdote è vissuto per alcuni anni
nella nostra Parrocchia: DON CARLO GHIGI
Don Carlo nacque a Morciano nel Febbraio del 1869 da
Pietro Ghigi ed Angela Forlani.
Fin da bambino dimostrò una spiccata simpatia
per le funzioni religiose e assecondando la sua naturale
inclinazione, suo cugino Don Domenico Ghigi, che era
Arciprete di Morciano, lo adibì come chierichetto
insegnandogli anche le prime nozioni di latino. La vocazione
lo portò ad entrare in Seminario a Rimini dove
il giovane, allegro, cordiale, sempre disponibile, si
ambientò presto. Divenne il sacrestano della
Cappella e della Chiesa di Santa Innocenza dove era
preposto a preparare feste, musiche e luminarie. Fu
consacrato prete a 25 anni, il 22 Settembre 1894, dal
Vescovo Mons. Fegatelli, nella Cattedrale di Rimini.
La sua vita sacerdotale iniziò nella Parrocchia
di Casalecchio, sotto il magistero del Parroco Don Serafino
Migani. Nel 1897 fu nominato come Cappellano nella Parrocchia
di San Giuliano in Borgo di Rimini. Dopo San Giuliano
venne nella nostra Chiesa, la Chiesa di San Giovanni
Battista, e da subito prese a cuore la sacra immagine
della Madonna del Carmine che qui da tempo esisteva,
retaggio dei Padri Carmelitani che lasciarono Rimini
dopo la soppressione Napoleonica del 9 luglio 1797.
Don Carlo pensava ad una vasta congregazione internazionale
del Carmelo, come aveva saputo fare Mons. Maccolini
con quella del Rosario. Per creare “La Pia Opera
del Carmine” all’interno della Chiesa di
San Giovanni, si accordò con l’Arciprete
Don Giovanni Massari ed ebbe poi l’approvazione
del Vescovo Mons. Scozzoli, il 21 Giugno del 1906. Nel
giro di pochi anni l’immagine della Madonna del
Carmine cominciò ad essere conosciuta in mezzo
mondo: in Spagna, in Belgio, in Svizzera, in America,
in Argentina, in Cile, in Perù, con queste nazioni
e con altre ancora si stabilì una attiva e proficua
corrispondenza. Da una piccola parrocchia ci si rivolgeva
al mondo intero, e, dopo 12 anni la Pia Opera contava
più di un milione di iscritti. Grazie all’opera
di Don Carlo la Chiesa di San Giovanni si trasformò:
le funzioni furono organizzate con più decoro,
con più sontuosità, le confessioni divennero
più assidue, le comunioni più numerose,
tutto sembrava vivere di una luce e una vita nuova.
Mentre era occupato in queste opere a Rimini, Don Carlo
non dimenticò mai la sua amata Morciano che a
quei tempi era un piccolo centro. Si interessava sempre
della vita del paese e, affinché anche la gioventù
morcianese ricevesse una sana educazione Cristiana,
creò l’Istituto delle Figlie del Popolo
nel 1912 , poi anche l’oratorio del Sacro Cuore,
ricavato in uno stabile di proprietà del fratello
Domenico. A Rimini istituì il Circolo studentesco
Alessandro Manzoni, aprì una tipografia per la
stampa periodica cattolica organizzò poi, la
Casa del Soldato dove i ragazzi che tornavano dalla
guerra potevano trascorrere dei momenti di pace e serenità.
Con il terremoto del 1916, la Chiesa di San Giovanni
Battista subì grossi danni e Don Carlo si adoperò
instancabilmente per reperire i fondi per la ricostruzione.
La sua opera fu premiata, infatti solo dopo un anno
la Chiesa, ampiamente ristrutturata, si riapriva al
culto con un solenne pontificale di Mons. Scozzoli.
Nel luglio del 1918, Don Carlo celebrò l’ultima
festa della Madonna del Carmine. Alle 6.30 di sabato
23 novembre dello stesso anno, dopo 15 giorni di malattia,
don Carlo spirò rivolgendo il suo ultimo pensiero
alla sua Dolce Signora: la Madonna del Carmine.
C.C. 2003.
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