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| - Borgo
San Giovanni ('800) |
Tutto inizia da Galla
Placidia Imperatrice, moglie di Ataulfo, alla morte
del quale sposò il Conto e Patrizio Flavio Costanzo,
da cui ebbe un figlio il 02.07.419, Flavio Placidio
Valentiniano.
L'imperatrice morì a Roma il 27.11.450.
Sembra, per opera e per la munificenza dell'Imperatrice
e del figlio Valentiniano III, che attorno al 440 si
edificasse in Rimini, in onore del Protomartire S. Stefano,
una Chiesa "interumque aedificavit ecclesiam S.Stephani
in Arimino".
La costruzione avvenne, come è citato nel Codice
Bavaro al n° 60, negli anni 438-444 e la Chiesa
fu edificata nell'allora Borgo di San Genesio o San
Genese.
Di questo fatto è narrato in un antico testo:"...fra
l'altre volte che detta Signora si trovò qui,
fu nell'anno quattrocento trent 'otto, facendo erigere
un sontuoso tempio in onore di Santo Stefano, con la
cui intercessione, aveva di già ricevuta da Dio,
grazia per lo figliol suo Valentiniano, per la perduta
sanità...".
Nel 596, da una lettera di San Gregorio Magno, apprendiamo
che "la Chiesa risale a molta antichità".
Si può pensare, perciò, che il periodo
di costruzione ipotizzato sia esatto.
In quella lettera il Papa concede facoltà a Leonzio,
Vescovo a Rimini, di consacrare questa Chiesa che era
stata restaurata o eretta di nuovo, dopo che la primitiva
era stata distrutta da un incendio.
Da questa serie di notizie si può dedurre che
la Basilica di Santo Stefano è stata la prima
Chiesa edificata all'interno del Borgo, ma fuori dalle
mura della città.
Dopo che nel VII secolo la Basilica fu distrutta da
un incendio, fu ristrutturata, ma attorno al 1000 la
ritroviamo nuovamente in rovina.
In quel periodo, nella stessa zona, sulle rovine della
Basilica oppure per l'ampliamento di una Cappella già
esistente, fu edificata una nuova Chiesa. Quest'ultima
soluzione appare la più probabile perchè,
come recita la bolla di Lucio II del 25.05.1144, "...extra
civitate ...ecclesiam Sancti Joannis Baptistae que vocatur
foris porta cum destructa ecclesia Sancti Stephani que
invicem cohaerent".
La frase tradotta letteralmente sta a significare che
la Basilica e la Cappella combaciavano.
(continua)
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