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del Borgo San Giovanni

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- Borgo San Giovanni


15 Dicembre - 4 Gennaio 2006

Anche quest'anno il borgo si trasformerà nel Borgo dei Presepi.

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Non si chiamò sempre "Borgo San Giovanni".
Nella sua storia, certamente antica, il borgo, sorto immediatamente al di là del corso dell'Ausa, portò prima il nome di San Gaudenzo e successivamente quello di San Genesio.
Per valicare l'Ausa, che da quel lato delimitava la città come un fossato naturale, già i romani avevano realizzato un ponte, non tanto nobile come quello di Tiberio ma certamente adatto allo scopo.
Per i fondatori di Ariminum la strada che attraverso il borgo, e che allora si tuffava direttamente nella campagna, era la via Flaminia.
Superata la soglia dell'Arco d'Augusto, porta della città, e attraversato l'Ausa, muovevano i primi passi del gran viaggio in direzione di Roma.
Ora il letto del fiume è diventato il bel parco che conduce fino alla marina ed il ponte un utile sottopassaggio pedonale che evita, a ciclisti e pedoni, l'attraversamento dell'attuale Via XX Settembre.
Il Borgo San Giovanni esisteva certamente prima del 1469, anno in cui un incendio lo distrusse totalmente.
Molto più antica è la sua chiesa, intitolata a San Giovanni Battista.
Dell'edificio sacro si hanno notizie certe fin dal 1100 ed anch'essa venne riedificata più volte. Una ricostruzione risale al 1625 ed un ulteriore rimaneggiamento a circa cento anni dopo.
La chiesa è uno degli esempi riminesi del barocco ed al suo interno conserva molte opere preziose. Il dipinto più importante è una tela del Cagnacci, datato 1640, che rappresenta la Vergine in gloria venerata da Sant'Andrea Corsini, dalle Sante Teresa e Maddalena de' Pazzi. Tra i quadri anche opere di Giuseppe Soleri Brancaleoni, di Andrea Boscoli, di Cosimo Piazza.
A fianco della chiesa del borgo si trova il palazzo Ghetti, l'antica fabbrica degli zolfanelli.
Il borgo San Giovanni fu sempre la sede delle arti e mestieri riminesi, piccole attività artigiane e commerciali. Tuttora, passando per questa strada, si avverte quasi un senso di autosufficienza, come se questa antica appendice di Rimini si presentasse come una cittadina autonoma.
Una sensazione che doveva essere pienamente giustificata ai tempi, anche recenti, in cui il borgo era diviso dalla città del torrente Ausa, un corso d'acqua dal "carattere" imprevedibile che di tanto in tanto era casa di allagamenti non turba più il sonno degli artigiani e dei commercianti che, come una volta, dalle vetrine del borgo continuano ad offrire ai riminesi il frutto dell'operosità di questa terra."
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